Runner in Japan

Questa è la terza ed ultima (almeno fino ad ora) lettera inviata alla rivista Pergine Sport e Dintorni ormai risalente a più di un anno fa. Dopo aver passato un anno in Australia ed essere ritornato in Giappone, ho molto materiale su cui scrive… ma solo dopo aver riordinato tutto quello che ho già pronto da pubblicare qui ed, ovviamente, da tradurre.

Le foto sono un mix per far capire come si vive e si corre dall’altra parte del mondo. Il capitolo Giapponese ha avuto un impatto molto forte sia su Emanuele corridore che persona… cosa che approfondirò a breve.

Osaka, 1 marzo 2013

Sono 4 mesi esatti che ho lasciato Pergine Valsugana e l’Italia.

Dopo 5 piacevolissimi anni passati a correre su e giù per la splendida Valle dei Mocheni, sotto il bellissimo castello ed attorno ai laghi (Caldonazzo, Levico e Piné) in tutte le stagioni, sono partito per la più grande avventura della mia vita.

Destinazione Giappone, per la precisione Osaka, dove ho deciso di trascorrere alcuni mesi con mia moglie (di origini giapponesi); primo passo di un viaggio più lungo, dalla meta ancora indefinita.

Osaka è il cuore di una megalopoli con più di 18 milioni di abitanti, incredibile.

Estremamente curioso il fatto che il simbolo della città sia un maratoneta!

Fortunatamente abito in un sobborgo molto tranquillo, vicino ad una pista ciclabile, che costeggia un fiumiciattolo, e ad alcune montagne, così posso continuare ad allenarmi senza grossi problemi.

Ho iniziato a correre da subito esplorando i dintorni, mi sono perso mille volte ma sono sempre riuscito a tornare a casa (grazie al mio fedelissimo Garmin, qualche parola in giapponese scritta su un biglietto ed un sorriso), sono uscito con il sole ed un clima mite per trovarmi in mezzo ad una bufera di neve e ghiaccio, oppure di vento gelido a 30 Km/h, ho corso sulle montagne di notte vedendo il mare e l’immensità di Osaka e Kobe dalla cima di una montagna.

L’occasione di aver trovato dei ciliegi fioriti in largo anticipo durante un trail mi ha permesso di osservare i giapponesi soffermarsi ad ammirarne la bellezza… e comprendere più profondamente quanto sia meraviglioso lo spettacolo della natura.

Ho avuto la grande fortuna di conoscere persone fantastiche con le quali sto condividendo allenamenti, cene, gite e soprattutto il loro stile di vita.

Mi hanno accolto e mi trattano come uno di loro.

Sto imparando che cultura, colore della pelle e lingua non rendono le persone diverse le une dalle altre ma anzi, le avvicinano perché quello che è diverso è una grande opportunità di confronto, soprattutto con noi stessi.

Come per ogni cosa vi sono aspetti positivi e negativi, di sicuro l’educazione ed il rispetto reciproco, che qui sembrano essere una regola ferrea, sarebbe di grande aiuto per la nostra bellissima Italia.

Vi assicuro che le difficoltà di un cambiamento del genere sono innumerevoli e spesso crollo a letto sfinito dal numero di informazioni da gestire e dalla difficoltà di vivere anche le cose più semplici e di comunicare, ma questo mi sta dando una ricchezza infinita.

Tornando alla corsa, una delle sue peculiarità, secondo me, è quello di favorire l’introspezione; infatti correndo mi capita molto spesso di trovare soluzioni a problemi piuttosto complessi, di completare ragionamenti o semplicemente di guardare dentro di me più profondamente e serenamente.

Un famoso trail runner sostiene: “Se non trovi una soluzione ai tuoi problemi con una corsa di 4 ore, vuol dire che non la stai cercando”. Ha maledettamente ragione!

Parlando di lunghe distanze infatti, la corsa insegna anche ad affrontare le difficoltà (chi fa sport di resistenza sa esattamente di cosa parlo) con molta calma, ma soprattutto a ridimensionarle ed a rimanere concentrati sull’obiettivo. Un aiuto incredibile per vivere meglio.

La mia grande fortuna è stata incontrare Stefano Sartori che mi ha introdotto a tutto questo ed ha indirizzato la mia voglia di competizione e di sfida nel migliore dei modi.

Mi ha preparato fisicamente e mi ha mostrato cosa vuol dire essere forti mentalmente; mi ha fatto cambiare atteggiamento nei confronti degli allenamenti e delle gare, e non solo. Tutti aspetti che nella mia esperienza sportiva (a dire il vero piuttosto lunga tra motociclismo e Boxe Thailandese) erano stati progressivamente distorti o affrontati con superficialità da personaggi che si definivano allenatori o manager.

Più semplicemente mi ha fatto innamorare della corsa, della montagna e della natura in generale nel modo più naturale possibile; mostrandomene l’essenza.

Questa passione mi ha permesso di integrarmi così velocemente e così bene anche a 10.000 Km di distanza da casa.

Già, casa…

Se posso considerare Pergine come “casa” lo devo anche a Roberto ed alla sua famiglia che con la sua ospitalità, la sua generosità e la sua intelligenza mi hanno sempre supportato, sopportato e coccolato. Ma di Roberto ammirerò sempre anche l’energia e la determinazione che brillano costantemente nei suoi occhi, anche dopo gare durissime.

Mi mancate moltissimo e considero una benedizione l’avervi incontrato; indipendentemente da dove mi condurrà il mio viaggio sono sicuro che un giorno ci ritroveremo e sarà come non essersi mai allontanati.

Vorrei salutare con affetto anche Teresa, Pia, Renato, Enrica, Carlo, Gino e Ursula, ma anche Bruno, Walter, la pasticceria Laner, la carissima Vecchia Pergine e tutte le persone che hanno reso indimenticabili i 5 anni passati a Pergine.

Non so quando mi sarà possibile tornare ai piedi del bellissimo Castello ma è una cosa che farò non appena ne avrò l’occasione.

Grazie per avermi regalato delle radici.

Emanuele

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