100 km del Passatore – 26 maggio 2012

Il gusto di correre e di scrivere, oltre che per chiarire e fissare certi pensieri e ragionamenti, mi ha portato a pubblicare, sempre su Pergine Sport e Dintorni, il mio secondo report “ufficiale” di gara, prima della mia partenza per il Giappone.

La prima 100 km (beh, non solo la prima…) è un’esperienza unica, quasi trascendentale… Di conseguenza riportare fedelmente le “impressioni” su un’impresa del genere non è stato facile. Correre questo tipo di distanze porta ad una introspezione profonda, avvia un processo di autoanalisi ed auto-definizione che mi ha trasformato; correre é un processo continuo.

“La mia prima 100 Km

“The Loneliness of the Long Distance Runner” La solitudine del corridore delle lunghe distanze, così cantavano gli Iron Maiden  nel 1986.

Io ho iniziato ad ascoltarli ed amarli pochi anni dopo ma, per capire profondamente il concetto espresso in questa canzone sono dovuti passane parecchi altri fino ad arrivare al 2009, anno in cui ho iniziato a correre.

Infatti uno dei tanti pregi della corsa è che ti regala autentici momenti di solitudine e profondo contatto con se stessi, momenti di autentica introspezione.

Probabilmente è anche per questo motivo, oltre al sano amore per la sfida ovviamente, che ho sempre cercato di guadagnare autonomia sulle gambe.

Ma l’attrazione per i 100 km è esplosa quando ho avuto la fortuna di assistere all’edizione del 2011 come accompagnatore.

Ho seguito la gara dall’inizio alla fine con entusiasmo ed ammirazione per tutti i partecipanti…anche se il tifo era per uno solo!

Ho immediatamente deciso che l’anno successivo avrei affrontato anche io i 100 Km del Passatore.

Gli allenamenti di Stefano non sono mai stati leggeri, ma il programma che mi ha riservato per preparare al meglio questa gara mi ha fatto scoprire nuove soglie di dolore e di fatica… e quindi di grandi soddisfazioni!

Ho iniziato la preparazione a dicembre, in  Brasile, dove ho corso per un mese praticamente tutti i giorni su fondi sconnessi ed in condizioni spesso difficili (forte vento, caldo asfissiante, piogge torrenziali, serpenti ed avvoltoi per citarne alcune).

Al mio ritorno ho dovuto fare i conti con un gennaio abbastanza rigido, ma i risultati della “vacanza” si sono visti praticamente subito.

Con l’aumentare delle temperature è aumentato il carico e con la mezza maratona di Verona, a febbraio, ho verificato lo stato di forma stabilendo il mio personale (ritoccato di circa 2 minuti).

Con il passare del tempo la frequenza degli allenamenti aumentava progressivamente e così anche l’intensità e la durata dei “lunghi”.

Correre è sempre un piacere e la componente della “sfida alla propria resistenza” è estremamente affascinante.

Ciononostante mantenere la concentrazione al 100% sull’obiettivo gara per tanti mesi non è stato così semplice; infatti gli “effetti collaterali” dell’attività agonistica (leggi dolori, stanchezza e fame cronica) toglievano morale di tanto in tanto.

Ma come scrive H. Murkami il dolore è normale, la sofferenza è un optional.

Niente di più vero, le difficoltà fanno parte del gioco ed allora sereni, denti stretti e AVANTI!!

Non me ne accorgevo, non ci pensavo, ma stavo costruendo la mia gara.

Superato il momento più buio verso fine marzo ho ripreso con il solito entusiasmo, ed i test sui lunghi confermavano le buone sensazioni ritrovate.

Siccome quando ci si diverte il tempo passa più velocemente mi sono trovato in pochissimo tempo a Firenze, pronto per partire!

Il tanto atteso momento della verità era finalmente giunto.

Ho avuto la fortuna di essere assistito da Lamberto, ex compagno di scuola (ritrovato con il nuovo lavoro) che mi ha seguito in bicicletta paziente, prezioso e silenzioso per tutta la gara.

Nonostante i numerosissimi partecipanti (soprattutto quando si parte da molto dietro…) si corre soli, con il proprio battito cardiaco, le proprie sensazioni e soprattutto con i propri pensieri che spesso scorrono più velocemente dei km.

I primi km passavano veloci e leggeri, tenevo sotto controllo il battito per non farmi prendere dalla foga di tirare in salita (cosa che mi piace molto visto che in discesa non vado un c…), tutto regolare.

I primi problemi sono sopraggiunti al 35 km circa con mia grande sorpresa; la testa che gira un po’ e la fascia del cardiofrequenzimetro che mi da fastidio nella respirazione.

Cose mai riscontrate in allenamento…stranissimo..

Non mi lascio intimidire, levo la fascia e continuo; va meglio.

Arrivati quasi in cima al Passo della Colla sento delle piccole fitte all’interno delle ginocchia.

Per la miseria!!!! Ho corso tantissimo in montagna con pendenze più accentuate ed in condizioni peggiori e mai questi dolori!!! mah…

Anche qui niente panico, mi sono fermato ai box per un massaggio veloce e sono ripartito.

Solo l’amarezza di iniziare ad essere in ritardo sul mio “ideal time”, pazienza.

Dopo il Passo della Colla di Casaglia le sensazioni sono migliorate ed ho proseguito fino a Marradi, poi ho avuto ancora bisogno di un massaggino veloce.

Purtroppo, non ho dimenticato di scriverlo, effettivamente mi sono limitato solamente a bere fino al 65mo Km, errore gravissimo, ma proprio non riuscivo a mangiare.

Da li in poi, e su “indicazione” di Lamberto, ho iniziato a prendere un po’ di gel ed a mangiare dell’uva passa, niente di più.

Le soste ai ristori mangiavano sempre qualche minuto di tempo in più ma ormai il mio “tempo” era saltato e per come mi sentivo l’unico obiettivo rimasto era quello di finire la gara.

Dopo l’80mo Km ho iniziato a rallentare e per alcuni Km ho dovuto camminare.

Questa è la cosa che mi ha pesato di più, non la fatica, il freddo, il mal di stomaco… no cavolo, camminare è una cosa che DOVEVO evitare, ma le mie gambe non rispondevano come volevo ed allora ho ceduto.

Ho cercato di mantenere un passo sostenuto e costante evitando le soste ai ristori, ma il tempo passava inesorabile.

Non appena mi sentivo meglio iniziavo a correre.

Alternando per un po’ corsa e camminata mi sono posto l’obiettivo di correre gli ultimi km.

Alla vista del cartello dei 95 Km ho provato a correre, ma dopo poche centinaia di metri ho ripreso a camminare.

Ma quando il Garmin ha segnato 97 km è scattato qualcosa dentro di me e sono partito per fermarmi solo dopo il traguardo.

Ho mancato l’obiettivo di tempo che mi ero prefissato ma non mi sono sentito deluso, la soddisfazione di aver saputo affrontare così tante difficoltà impreviste mi ha ripagato pienamente.

Alla fine di questi 100 Km “La solitudine del corridore” mia ha mostrato delle cose che devo assolutamente rivedere, ma farò in modo che il prossimo viaggio sia più veloce!

Grazie di cuore a Lamberto e Stefano!!!

Emanuele Rossi

img005 img002 IMG_9259

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s